Lo sguardo del pellegrino

Iniziamo il nostro viaggio con gli occhi di un pellegrino di passaggio, che di città del suo tempo ne ha viste tante.
È tornato di recente dal suo cammino a Santiago, come ricorda la conchiglia sul suo cappello. Ora, forse ancora lontano dall’aver espiato la sua grave colpa – o magari dall’espiarla per qualcun’altro, per ottenere il diritto su un testamento, o sotto compenso – si sta recando alle basiliche degli apostoli Pietro e Paolo, per gli ultimi giorni del Giubileo indetto da papa Bonifacio VIII nel 1300, il primo della storia.
Ha deciso di far tappa nella Valle Santa, per passare qualche giorno prima del Natale nei luoghi e sui sentieri tanto cari a San Francesco, ed ora è pronto per ripartire, sperando di fare in tempo a visitare entrambe le basiliche per quindici giorni, come stabilisce la bolla papale1.
Questo è lo scorcio che abbiamo provato a ricostruire davanti a lui.

Lo sguardo del pellegrino
Bisaccia e rosario in mano, ha da poco lasciato Rieti alle sue spalle; sta per attraversare il pittoresco ponte sul piccolo torrente in mezzo al nulla – per questo forse dai nativi del luogo è tuttora chiamato “Ponte del Diavolo”. Costruito intorno al I secolo d.C., come tratto dell’antica via Salaria che passava di lì, era già noto nel Basso Medioevo come Pons Sambuci, Ponte del Sambuco.
La scena di campagna è animata da altre figure tipiche di fine XIII e inizio XIV secolo. Mentre una giovane donna del luogo ha approfittato della bella giornata per lavare la biancheria in un corso d’acqua corrente – l’igiene non è sempre stata così pessima come oggi immaginiamo – l’arcaio riporta in bottega un paio di tronchi di sambuco o nocciolo tagliati in luna calante, nel periodo migliore per il taglio, alla maniera tramandata fino a noi dalla tradizione popolare.
Un contadino sta raccogliendo della legna. Come in diverse immagini dell’epoca, ha sollevato la tunica infilandola nella cintura per agevolare i suoi movimenti. Più lontano, un pastore impegna le lunghe attese a cui è abituato suonando uno dei modelli più antichi di zampogna, con due canne attaccate ad un unico ceppo. L’iconografia testimonia la connessione di aerofoni a sacco con il presepe e con il Natale già dall’inizio del Trecento, facendoci intuire che la figura del pastore con zampogna o cornamusa, poi diventata ricorrente nelle rappresentazioni della natività, fosse comune sin da allora.
Il pellegrino si riposa per qualche attimo in quell’atmosfera che sembra preparare al Natale, poi riprende in fretta il proprio cammino, fiducioso che “ognuno tuttavia meriterà di più e conseguirà in modo più efficace l’indulgenza se visiterà le stesse basiliche con maggiore devozione e frequenza”, come qualche prete gli ha detto.

1Nella Antiquorum habet fida relatio si legge: “Statuentes, ut qui voluerint huiusmodi Indulgentiae a nobis concessae fieri participes, si fuerint Romani, ad minus triginta diebus continuis, seu interpolatis, et saltem semel in die, si vero Peregrini fuerint, aut Forenses, simili modo diebus quindecim, ad Basilicas easdem accedant” (“Stabiliamo che i Romani, che volessero rendersi partecipi delle indulgenze da Noi concesse, accedano almeno una volta al giorno alle basiliche per trenta giorni, di seguito o intervallati, mentre i pellegrini o forestieri, seguendo le stesse modalità appena indicate, per quindici giorni consecutivi o interpolati”).

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